Manjū: ecco come prepararli a casa!

Oggi cuciniamo insieme i Manjū, dolci della tradizione giapponese preparati con un impasto di farina e zucchero e ripieni di cream di fagioli Azuki. Dalla contraddistinta dolcezza sono uno degli ideali accompagnamenti della cerimonia del tè Giapponese.

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Alcuni dei capisaldi attorno al quale la cultura gastronomica giapponese ruota attorno, sono il concetto di bellezza estetica ed il valore dato alle stagioni.

A partire dall’architettura, al design fino al cibo, l’occhio ricopre sempre un ruolo di primaria importanza insieme al rispetto della stagionalità, considerato l’unico modo per poter assaporare al meglio ciò che la terra ha da offrire.

Così vale anche per i dolci tradizionali giapponesi, che prendono il nome di Wagashi (和菓子)

Viaggiando per le strade principali del paese, vi sarà sicuramente capitato di imbattervi in vetrine con esposti eleganti dolci perfettamente decorati e confezionati, quasi come fossero piccole opere d’arte.

Nati con l’idea di addolcire il palato, mentre si sorseggia una tazza di amaro tè verde nella famosa Sado (茶道・Cerimonia del tè), questi piccoli e deliziosi dolci sono diventati famosi per la loro attrattiva bellezza e varietà.

Nè esistono di diversi tipi (Dorayaki, Mochi, Dango, Monaka ….) ed ognuno si differenzia per preparazione ed origine.

Cosa gli accomuna? Una gradevole dolcezza e, nella maggior parte dei casi, un ripieno composto dalla famosa crema di fagioli rossi chimata Anko.

Ricetta Anko: Crema di Fagioli Rossi Azuki

まんじゅう . Manjū, un dolce ricco di storia

Abbiamo già parlato precedentemente di Wagashi , ma oggi vorrei focalizzare l’attenzione su uno dei più popolari, nonché uno dei nostri preferiti (ideale spuntino dopo cena): まんじゅう・Manjū!

Si tratta di piccoli panetti realizzati con un impasto di farina di grano o di riso e zucchero, farciti di crema di Azuki e cotti al vapore.

La loro popolarità li rende facili da acquistare  ovunque in giro per il paese (dai conbini fino ai lussuosi negozi di Wagashi), e la storia che li precede, gli rende un dolce ricco di valore.

Come un’importante fetta della gastronomia Giapponese, la loro origine prende spunto dalla tradizione del popolo cinese, in particolare, dalla cucina Dim Sum.

Dim Sum indica tutta quella categoria di piatti fritti o cotti al vapore, ripieni di verdure e carne, consumati insieme al tè dal popolo cinese . Nacquero come ideale spuntino pomeridiano degli agricoltori e divennero presto un pasto veloce e comodo consumato dai pellegrini durante i loro viaggi per il paese. Da un semplice snack, divennero una vera e propria cucina.

Fu proprio dopo un viaggio in Cina che un giovane mercante giapponese, decise di aprire un negozio a loro dedicato nella cittadina di Nara. In breve tempo, ottennero un grande successo tanto da diffondersi in tutta l’area del Kansai.

Essendo però la religione giapponese strettamente principalmente legata al buddismo,  i ripieni furono sostituiti con fagioli e verdure per poi, con l’utilizzo crescente dello zucchero nella dieta quotidina, diventare famosi come Manju per tutto il paese (dolci ripieni con Anko).

3 PRINCIPALI CATEGORIE

I Manjū possono essere divisi in tre categorie principali, differenti per preparazione e territorio di origine.

Shiose Soonke

Shiose Souhonke.Voci tramandano che sia stato il primo Manjū messo in commercio in un piccolo negozio nella cittadina di Nara da un mercante Giapponese proveniente dalla Cina. Il suo successo fu eclatante, tanto da diffondersi rapidamente in tutto il paese. A causa della guerra che vide coinvolte Nara e Kyoto, il negozio emigrò verso il nord fino ad arrivare a Tokyo dove tutt’oggi è sopravvissuto. Ciò che caratterizza questo Manjū è il suo colore chiaro (Shiro 白 = bianco) e il suo delizioso ripieno di fagioli Azuki.

まんじゅう

Usukawa Manjū. Quando i Manjū iniziarono ad essere popolari, molte città iniziarono a realizzarlo andando a ideare ricette rappresentative della propria zona. Tra queste, una tra le sue versioni più famose proviene da Fukushima, dove, nel 1852  venne realizzato il Usuwasu Manjū.  Il nome ne descrive la caratteristica (うすい・Usui = sottile; かわ・Kawa = pelle) : una pallina di crema Azuki ricoperta da un sottile strato di impasto realizzato con farina e zucchero di canna grezzo. Il tutto cotto al vapore. Lo riconoscerete facilmente grazie alla sua colorazione dorata.

Ote - Manju

Ote – Manjū. Popolare nella zona di Okayama, è caratterizzato da una una sottile (quasi trasparente) superficie esterna, realizzata con un impasto di farina di riso Mochi lasciata fermentare grazie all’azione dell’Amazake (residui della fermentazione enzimatica del riso durante la produzione di sake). Il risultato è una pallina di Anko avvolta da un bianco strato di mochi con il dolce sapore dell’Amazake.

Oltre a queste tre categorie, in tutto il paese vennero realizzare ricette che divennero un pò la bandiera gastronomica di alcune città, come i Momiji Manju ad Hiroshima o Miso Manjū nella prefettura di Gunma. Ma se vogliamo partire dalle origini del Manju, queste tre categorie sono sicuramente le più importanti.

RICETTA 茶まんじゅう 

La ricetta che vi propongo oggi è parente stretta del Usuwawa Manjū, e prende il nome di 茶まんじゅう ・ Cyamanjū. La sua zona di origine è l’area Kansai e, come indicato dal nome (dove Cha = tè) viene idealmente servito durante il  Sado 茶道 (cerimonia del tè).

Ingredienti

  • 50 gr zucchero di canna
  • 3 cucchiai di acqua
  • 1/2 cucchiaio di Lievito
  • 100 gr di farina
  • 200 gr crema di azuki

Questa ricetta prevede l’uso di un cestino di Bamboo per la cottura al vapore, o un qualsiasi altro strumento che vi permetterà di procedere con questa tecnica.

Preparazione dell’impasto

In una padella, unite lo zucchero di canna  con i 3 cucchiai di acqua e mescolate fino a che non si sarà completamente sciolto. Cuocete a fiamma bassa e fate attenzione a non esagerare con la cottura, rischierete che lo zucchero si bruci fino a  prendere un sapore amaro.

Trasferite il vostro sciroppo in una ciotola e lasciatelo raffreddare.

Nel frattempo, formate delle palline con la vostra crema Azuki (consiglio di bagnare leggermente le mani così da rendere il lavoro più semplice e meno appiccicoso) e mettetele da parte;

Amalgamate il vostro lievito con un cucchiaio di acqua e mischiate fino a che non si sia sciolto.

A questo punto, il vostro sciroppo si sarà raffreddato. Posizionatelo in una ciotola capiente e setacciate sulla superficie la farina. Unite lo lievito e amalgamate il tutto fino a formare un impasto malleabile con le mani.

Add Flour
Add Flour

Lavoratela fino a formare un salsicciotto e dividetela in 6 parti. A mano a mano che li formate, mettete i pezzi sotto un panno umido così che non perdano la loro umidità.

Formazione delle palline

Con l’aiuto di un matterello, stendete i vostri impasti fino a formare dei sottili dischi, ponete al centro l’Anko e chiudeteli fino a formare delle palline. Procedete con il restante impasto.

Posizionate le vostre palline su della carta da cucina e copritele con un panno umido.

Cottura

Nel frattempo, fate bollire 4 cm di acqua in una pentola. Posizionate le vostre palline di Manju nel cesto di bamboo, chiudetelo e inseritelo nella pentola lasciando che il vapore agisca per 10 – 12 minuti (mi raccomando, durante la cottura non aprite il coperchio).

Cook in bamboo
Steam in Bamboo

Una volta passato il tempo, togliete il cesto di Bamboo dal fuoco, e, senza coperchio, lasciate riposare i vostri panetti di Manju per  qualche minuto.

Mangiateli appena fatti o, se volete conservarli, quando sono ancora tiepidi, avvolgeteli stretti in della carta trasparente così che mantengano l’umidità!

Curiosità:

  • Consigli su dove acquistare il vostro cestino di Bamboo per cuocere al vapore i vostri Manju? Vi lascio il link di quello che sto utilizzando io -> Link
  • Se siete amanti dei Wagashi tradizionali Giapponesi e state girando per le vie della cittadina di Tokyo, vi consiglio di salire sulla Linea Jr direzione Tokyo Station. A pochi passa dall’uscita centrale troverete lo “Shiose Sohonke Daimaru Tokyo Store”, ovvero il negozio che vanta la realizzazione del primo Manju più di 600 anni fà. (Link Negozio).
  • I Manju possono essere acquistati davvero ovunque e a prezzi molto accessibili. Li potrete trovare ai conbini ad una modica cifra di 80-90 Yen, ma, se volete assaggiarne il vero sapore originale, vi consiglio di entrare in una qualsiasi negozio di Wagashi in giro per la città.
  • Con il passare del tempo, data la loro popolarità, sia tra i più grandi che i più piccini, iniziarono ad essere visti come おみあげ (regalo/souvenir) dato come simbolo di ringraziamento e rispetto ad amici e famigliari, ma non solo. Dopo un trasloco, vengono regalati tutt’ora ai vicini di casa nella speranza di creare un buon sapporto di amicizia (noi l’abbiamo fatto!)

 

 

 

 

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